Torre Orsaia

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Torre Orsaia è un centro agricolo adagiato su alcune colline digradanti verso il mare tra uliveti secolari. Il territorio è costituito principalmente da calcari e da dolomie, la vegetazione è composta da macchia mediterranea, residui boschi di querce e di olivi, questi ultimi utilizzati per la produzione di olio. Il clima è mite, tipicamente mediterraneo con estati calde e asciutte, inverni non particolarmente freddi; le piogge sono concentrate prevalentemente nei periodi autunnale e primaverile. L’idrografia di superficie è povera data la natura dei terreni: l’unico fiume di una certa rilevanza è il Bussento lungo il cui corso si osservano interessanti fenomeni carsici. Si incontrano poi numerosi torrenti dal corso breve e precipitoso e che incidono profondamente il territorio.

Premessa: la Storia, le storie e le leggende
Il mestiere dello storico è difficile e delicato, fatto di pazienti ricerche e meticolose ricostruzioni, che devono confluire in un discorso organico e rigoroso, coerente e suffragato da prove documentali. Accade fin troppo spesso, però, che queste sacrosante esigenze di coerenza e rigore vengano abilmente aggirate -per non dire totalmente ignorate- da storici improvvisati, i quali passano con eccessiva disinvoltura dalla storiografia al romanzo, dal racconto storico alla narrazione fantastica. 
Atterriti dalla possibilità di entrare a far parte della vasta schiera di amabili mistificatori, nella compilazione di questo breve sunto delle vicende che hanno interessato Torre Orsaia e Castel Ruggero nel corso di quasi mille anni di storia -un banale lavoro di sintesi e trascrizione di testimonianze raccolte da altri- abbiamo tenuto a separare nettamente i fatti che possono essere provati da quelli che non hanno al momento un riscontro, nella speranza di essere riusciti a narrare fedelmente un frammento di Storia.

 

Le origini: Vescovi e corsari
La nostra storia ha inizio intorno alla metà del secolo undicesimo, all'epoca del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, quando le incursioni dei pirati, la malaria e la distruzione di Policastro operata dallo stesso Guiscardo (1065) spinsero le popolazioni costiere a spostarsi verso zone più interne del territorio; venne così a costituirsi un primo centro abitato nella Terra Turris Ursajae. Il luogo su cui attualmente sorge Castel Ruggero, poi, considerato di grande importanza strategica già dai Longobardi, ospitò intorno al 1150 un accampamento di truppe di Ruggero II il Normanno (da cui il nome Castra Roggerii). 
Nel 1301 monsignor Pagano, Vescovo di Policastro, deciso a far valere i propri diritti feudali sul territorio della Diocesi, ordinò la costruzione di una sede estiva dell'Episcopio a Torre Orsaia, ed emanò un bando nel quale prometteva, a tutti coloro i quali avessero voluto prendere dimora vicino al Palazzo Vescovile, terra a sufficienza per una casa, una vigna, un orto e un pagliaio, dietro pagamento di un'imposta detta pregata
Come abbiamo detto, nel 1301 un nucleo abitativo, per quanto piccolo, esisteva già: il bando di monsignor Pagano e la redazione dei Capitula terre turris ursaye, un codice legale che regolava la convivenza civile e i rapporti della popolazione con il Vescovo-Barone, servirono unicamente a ratificare situazioni e usanze che si erano oramai consolidate nel corso di due secoli.

 

Mensa Vescovile e Università: cinque secoli di contese

 

Fondato il nucleo originario del paese, redatti i Capitoli, istituita l'Università (un organismo che rappresentava i cittadini), Pagano e i suoi successori iniziarono ad affermare i propri privilegi feudali: i cittadini di Torre, vassalli dei Vescovi (e relativamente indipendenti dall'autorità dei Conti di Policastro, appartenenti alla famiglia Carafa della Spina, avversari storici della Mensa Vescovile), rimpinguavano le casse della Mensa con decime e pregate e fornivano mano d'opera gratuita (nelle forme e nei limiti stabiliti dai Capitoli) nelle terre, nei mulini e nei frantoi episcopali. 
I privilegi di cui godevano i Vescovi-Baroni e le angherie che essi imponevano alla popolazione torrese provocarono ben presto la reazione dei cittadini, che tentarono più volte, nel corso di quasi cinque secoli di battaglie legali, di dimostrare l'illegittimità delle pretese vescovili sul feudo. 
Nel 1479 si consumò addirittura una piccola scissione: un gruppo di cittadini torresi chiese di poter edificare un nuovo centro a poca distanza da Torre Pulsaria -come allora si chiamava il paese- nel luogo che i soldati normanni avevano scelto per il loro castrum tre secoli prima. Ferrante d'Aragona, re di Napoli, con un decreto datato 15 giugno 1479 diede facoltà di edificare "in loco dicto Castra Ruggerii, quod numquam fuit habitatum" (nel luogo detto Castel Ruggero, che non fu mai abitato) e stabilì che il nuovo centro sarebbe dipeso amministrativamente da Torre Pulsaria, che si ebbe così la promozione da casale (frazione) di Policastro a Oppido (Comune). Castel Ruggero ottenne successivamente l'indipendenza amministrativa (1808), per ritornare frazione di Torre Orsaia nel 1929. 

Distruzione e ricostruzione: le alterne fortune di Torre Pulsaria
L'undici luglio del 1552 si registrò la pagina più drammatica della storia torrese: i pirati saraceni, sbarcati nei pressi di Scario, distrussero Torre Pulsaria e Castel Ruggero. La ricostruzione regalò ai cittadini torresi il lavatoio comunale (1569, ricostruito nel 1770), la torre campanaria (1576), la fontana (fine '500). 
Fra la fine del 1500 e i primi anni del 1600 il Vescovo Filippo Spinelli fece ristrutturare l'Episcopio e istituì il Seminario, dapprima ospitato nello stesso edificio episcopale, poi spostato in una sede propria fatta costruire dal Vescovo Pietro Magrì (1639). 
Di queste opere, purtroppo, restano solo poche tracce, per lo più lapidi attualmente esposte sotto l'arco di ingresso alla torre campanaria: il Seminario fu venduto a privati nel 1817 e successivamente smembrato e distrutto, il palazzo vescovile è stato abbattuto intorno alla metà del ventesimo secolo per fare posto alla nuova sede comunale -un attentato alla memoria, un vero e proprio crimine perpetrato sotto gli occhi della popolazione torrese. Si direbbe quasi che Torre abbia voluto cancellare ogni traccia della presenza dei Vescovi di Policastro, i quali, perdute alcune battaglie legali intorno alla fine del 1700, costretti a rinunciare ai privilegi feudali sotto Giuseppe Bonaparte (legge eversiva della feudalità, 1806), chiusero il Seminario con il pretesto della malaria e commissionarono ad un anonimo medico un velenoso quanto noioso e mendace trattato sulla "Impurità dell'aere della terra di Torre Orsaja".

 

 

Dall'unità d'Italia ai giorni nostri
I moti del 1828 non riuscirono a coinvolgere la popolazione torrese; così non si può dire del fenomeno del brigantaggio: un cittadino torrese, Antonio Fortunato, fu a capo di una banda di briganti che dal 1866 al 1869 imperversò fra Torre Orsaia, Sapri e il Vallo di Diano. 
Nel decennio 1880-1890 furono realizzate opere pubbliche di primaria importanza: la strada rotabile (l'attuale Strada Statale 18), la linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria e lo scalo di Torre Orsaia, il cimitero, il telegrafo. Per la corrente elettrica dobbiamo aspettare il 22 dicembre 1928. 
Il resto è storia recente: le due guerre mondiali, con il tragico, ineluttabile tributo di vite umane che anche il nostro paese ha dovuto versare, l'emigrazione, l'emorragia di cervelli e di forza lavoro; qui la storia del nostro Comune si confonde con la storia di mille altri centri del Meridione. Il nostro racconto termina qui; l'analisi della complessa serie di fenomeni e dinamiche sociali che da più di un secolo va sotto il nome di "Questione Meridionale" è un'impresa troppo ardua per noi, umili cronisti.

 

Il mistero dei nomi
I toponimi Castel RuggeroCerreto non lasciano molti dubbi interpretativi: nel primo caso, come abbiamo detto, l'originario Castra Roggerii, ovvero "Accampamento di Ruggero", testimonia la presenza di truppe normanne nella zona, luogo strategico già al tempo dei Longobardi; nel secondo caso, invece, si tratta di un dendrònimo (toponimo che deriva dal nome di un albero) piuttosto comune. 
Più insidiosa e incerta, invece, è l'analisi di Torre Orsaia:
  • alcuni (il Vescovo Laudisio, autore, o più probabilmente committente, nel 1831, della Paleocastren Dioeceseos Historico-Chronologica Synopsis Erudita) sostengono che il nome sia stato ispirato dalla presenza di orsi nei boschi torresi -ipotesi accettata dal Dizionario dei toponimi UTET;
  • altri affermano che il nome sia dovuto agli Ursitani, uno dei popoli lucani che abitavano queste zone;
  • una terza corrente di pensiero (rappresentata dal notaio Giuseppe De Santis, vissuto nel diciassettesimo secolo) fa risalire il nome del borgo a un tale Urso, custode di una torre, ricovero per i viandanti, che sorgeva nelle selve del territorio torrese;
  • l'ultima ipotesi, infine, riguarda la possibilità che il toponimo derivi dai nomi di due antichi proprietari del feudo, che in alcuni documenti è indicato come Terra Turris et Ursajae.
L'ultimo nodo da sciogliere riguarda il nome Turris Pulsaria, che compare in alcuni documenti del quindicesimo secolo e sulla lapide posta sull'ingresso della torre campanaria. L'aggettivo pulsaria potrebbe derivare dal verbo latino pellere (respingere), e assumerebbe quindi il significato di combattente; altri sostengono che debba essere interpretato come squillantevibranteche risuona. Se i dubbi interpretativi restano, il nome è oramai scomparso, o quasi: fallito un tentativo di far cambiare il nome del Comune in Torre Pulsaria (1891), alla Torre che combatte (o che risuona) è stata intitolata, quale parziale risarcimento, una via del paese.

  

Il Castello di Ruggero
La memoria popolare ha tramandato il ricordo di un castello, edificato da Ruggero II, che comprendeva buona parte dell'attuale centro storico di Castel Ruggero. Alcuni documenti (fra i quali un dipinto del pittore francese Jean-Baptiste-Camille Corot) ed un sopralluogo, effettuato proprio a partire dalla tela di Corot, testimonierebbero a favore dell'esistenza del castello.
La corrente degli scettici oppone due argomenti: il primo linguistico (castrum in latino significa accampamento fortificato più che castello), il secondo basato sull'evidenza sperimentale: è mai possibile, si chiedono, che un castello imponente come quello riprodotto (a Napoli, sulla base di alcuni schizzi, al termine di un lungo giro nel Napoletano e nel Salernitano) da Corot intorno alla metà del 1800 sia scomparso senza lasciare tracce? 
La partita è ancora aperta; se volete entrare in campo al fianco dell'una o dell'altra parte vi consigliamo vivamente una visita a questo suggestivo borgo.

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